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Maghreb
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Il mwbgMàghreb, anche italianizzato in mwbwMàgrebcite-ref-1[1] (mwdain arabo المغرب‎?, al-Màghrib, "luogo del tramonto"),cite-ref-2[2] costituisce l'mweqarea geografica e culturale dell'mwegAfrica nord-occidentalecite-ref-enciclop-dia-3-0[3]cite-ref-larousse-4-0[4] o più precisamente dell’mwgwAfrica settentrionale ad ovest dell’Egittocite-ref-treccani-5-0[5] che si affaccia sul mwiamar Mediterraneo e sull'mwiqoceano Atlantico. In senso più ampio, oltre ad estendersi appunto tra mwigMarocco, mwiwAlgeria e mwjaTunisiacite-ref-larousse-4-1[4], comprende anche mwkqLibiacite-ref-enciclop-dia-3-1[3]cite-ref-6[6] e mwmgMauritaniacite-ref-enciclop-dia-3-2[3]cite-ref-treccani-5-1[5], mentre in senso più ristretto il solo Maroccocite-ref-treccani-5-2[5]. Originariamente, l'espressione riguardava la fascia di terra tra la mwpwcatena montuosa dell'Atlante e il mar Mediterraneo (nord della Tunisia, dell'Algeria e del Marocco); in molte fonti sono incluse anche mwqaal-Andalus e la mwqqSicilia islamica.cite-ref-archive-org-7-0[7]cite-ref-8[8]

Furono i conquistatori mwswarabi a coniare il termine; essi identificarono con l'espressione mwtaJazirat al-Maghrib ("Isola d'Occidente") le regioni del mwtqmondo islamico a ovest del mwtggolfo della Sirte. Nel corso della mwtwdominazione francese, il termine mwuaMaghreb identificò primariamente l'mwuqAfrica Francese del Nord, che comprendeva l'mwugAlgeria francese, il mwuwMarocco francese e la mwvaTunisia francese. A partire dagli anni 1950,cite-ref-9[9] l'espressione "Grande Maghreb" fu coniata per estendere l'inclusione alla Libia, alla Mauritania e al mwwqSahara Occidentale.cite-ref-10[10] Talvolta dal Maghreb viene esclusa la mwxgCirenaica, la quale da un punto di vista culturale presenta molte vicinanze al mwxwMashrek.cite-ref-11[11]

Si espande su una superficie geografica di oltre cinque milioni di chilometri quadrati, tra il mwzqbacino del Mediterraneo e il mwzgdeserto del Sahara. La popolazione conta oltre novanta milioni di persone ed è concentrata per la grande maggioranza nelle coste e nelle pianure vicine a queste ultime.cite-ref-jobert-12-0[12] È considerato storicamente un crocevia tra le civiltà mediterranee e africane ed ha costituito un'unità geografica caratterizzata dalla fusione culturale di elementi mwawberberi e arabi.cite-ref-13[13]

I più antichi abitanti della regione sono i berberi. Nei periodi antichi, la regione fu colonizzata dai mwcqFenici i quali fondarono la città di mwcgCartagine. La regione fu poi inclusa nel mwcwmondo romano. Ai Romani seguirono i mwdaVandali, i mwdqBizantini ed infine gli mwdgArabi. In seguito alla mwdwGrande rivolta berbera, nell'VIII secolo, si consolidarono dinastie berbere indipendenti che si susseguirono per tutto il medioevo. A partire dal XVI secolo, il mweaMaghreb centrale e l'mweqIfriqiya entrarono nella sfera di influenza mwegottomana, mentre le potenze europee, in particolare gli mwewspagnoli e i mwfaportoghesi, cominciarono a stabilire zone di influenza nelle coste maghrebine a partire dal XV secolo. A partire dal XIX secolo, furono i mwfqfrancesi ad estendere il loro dominio alla regione, dapprima nel Maghreb centrale, dove venne stabilita l'mwfgAlgeria francese, ed in seguito in Tunisia ed in Marocco, dove furono stabiliti protettorati. Nell'ambito della mwfwdecolonizzazione, i protettorati in Marocco e in Tunisia furono aboliti nel 1956, mentre l'Algeria raggiunse l'indipendenza nel 1962. A partire dal 1989, i paesi del Maghreb hanno preso iniziative di avvicinamento politico ed economico, in particolare con la fondazione dell'mwgaUnione del Maghreb arabo.

Da un punto di vista etnico, la popolazione maghrebina discende per la maggior parte dai berberi, che vennero in gran parte mwggarabizzati a partire dall'VIII secolo. Importante tratto culturale che lega il Maghreb al Mashrek è la mwgwlingua araba e la mwhareligione islamica. Da un punto di vista linguistico, la lingua maggioritaria è l'arabo, parlato localmente in varie varianti note nel loro insieme come mwhqarabo maghrebino. La mwhglingua berbera è parlata in varie varianti soprattutto nei monti dell'mwhwAtlante e nel mwiaRif. La mwiqlingua francese riveste un importante ruolo dal punto di vista culturale e nel settore dell'economia.

Contents

Storia
Clima
Etnie
Lingue
Musica
Note
Libri

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Etimologia

Il termine mwkgMaghreb deriva dall'espressione mwkwaraba mwlaal-Maġrib (المغرب) che significa "il tramonto" o "l'Occidente", a causa della posizione di questa regione in relazione al mwlqmondo arabo. Il termine si oppone a mwlgmwlwMashreq ("Il Levante"), vale a dire all'"Oriente", che si estende dall'mwmaEgitto, all'mwmqIraq e fino alla mwmgpenisola arabica.cite-ref-14[14]cite-ref-referencea-15-0[15]

Gli arabi avevano inizialmente adottato l'espressione mwpaJezirat Al-Maghrib ("Isola d'Occidente"), evidenziando quindi la posizione della regione apparentemente isolata tra un mare e un deserto. mwpqAl-Maghrib in arabo indica anche il mwpgMarocco; tuttavia, si fa distinzione tra mwpwal-Maghrib al-Arabi (letteralmente "Il tramonto arabo", "Maghreb arabo") o mwqaal-Maghrib al-Kabir ("Il grande Maghreb") da mwqqmwqgAl-Maghreb al-Aqṣā ("il lontano Occidente", per designare il Marocco).cite-ref-referencea-15-1[15]

In passato, questa regione era conosciuta come mwsamwsqLibia o come mwsgmwswIfriqiya, quest'ultimo termine esteso poi per indicare l'intero continente chiamato per l'appunto "mwtaAfrica". Ai tempi del Rinascimento, in Europa, la regione era conosciuta come "mwtqCosta berbera" (o "Barberia").

I geografi arabi suddividevano il Maghreb in tre regioni: il mwtwmwuaMaghreb al-Aqsa (che coincideva con l'attuale mwuqMarocco), il mwugmwuwMaghreb al-Awsaṭ (l'attuale Algeria a ovest di mwvaBugia, in particolare le zone di mwvqAlgeri e mwvgOrano) e lmwvw'mwwamwwqIfriqiya (le attuali mwwgTunisia, mwwwTripolitania e Algeria orientale), detta altrimenti mwxaMaghreb al-Adnā.

Sebbene la maggior parte dei cronisti e dei geografi arabi medievali circoscrivessero la regione entro i confini dell'Africa del Nord (comprendendo talvolta anche mwxgEgitto e mwxwCirenaica), il geografo arabo mwyaal-Maqdisi include anche mwyqal-Andalus e la mwygSicilia islamica.cite-ref-archive-org-7-1[7]

Gli mw0aattivisti berberi hanno coniato l'espressione mw0qmw0gTamazgha, contestando l'espressione mw0wMaghreb sulla base del fatto che non è il nome originale della regione, ma un termine estraneo usato nella storiografia arabo-musulmana.cite-ref-16[16]

Storia

Preistoria

Nel corso del paleolitico, il complesso antropologico dominante nella regione fu quello di mw4gMechta-Afalou. Nel corso del mesolitico, di generarono la mw4wcultura iberomaurusiana e quella mw5acapsiana. Da queste culture prendono origine i mw5qberberi, i più antichi abitanti della regione.

Antichità

I mw6aFenici colonizzarono le coste della regione, fondandovi numerosi empori e città, la principale delle quali fu mw6qCartagine; dall'incontro tra la cultura dei colonizzatori Fenici e i locali ebbe origine la mw6gciviltà cartaginese. Il potere di Cartagine conobbe la sua fine in seguito alle mw6wguerre puniche.

Nella regione si formarono regni berberi, tra i quali la mw7qNumidia e la mw7gMauretania. La regione fu la base di una vasta attività della pirateria nel mw7wmar Mediterraneo.

La morte del sovrano mw8qMassinissa nel 148 a.C. stabilì definitivamente le basi del potere romano nella regione. Nel 146 a.C. venne stabilita la provincia dell'mw8gAfrica proconsolare. La regione fu gradualmente inclusa sempre più nel mw8wmondo romano, per poi divenire centro del cristianesimo di mw9qlingua punica e mw9glatina.

Medioevo

In seguito al collasso dell'mw-qImpero romano d'Occidente, nella regione si stabilirono i mw-gVandali ed in seguito i mw-wbizantini. Contemporaneamente si consolidarono regni Romano-Berberi indipendenti, la cui cultura derivava dall'incontro tra quella romana e cristiana e quella locale berbera.

La conquista araba e l'inclusione nel mondo islamico

Gli mwaqiArabi mwaqmconquistarono la regione nel VII secolo, dominandola per i decenni successivi. La regione fu inclusa nel mwaqqmondo islamico.

Le dinastie berbere

La mwaqcGrande rivolta berbera nell'VIII secolo interruppe il dominio arabo nel Maghreb, che vide consolidarsi dinastie berbere indipendenti che si susseguirono per tutto il medioevo, tra le quali i Salihidi, i mwaqkBanu Barghawata, i mwaqoMidraridi, gli Ifranidi, gli mwaqwZiridi, i mwaq0Hammadidi, gli mwaq4Almoravidi, i Khurasanidi, gli mwaraAlmohadi, i mwareHafsidi, gli mwariZayyanidi, i mwarmMerinidi e i mwarqWattasidi, oltre a dinastie arabe, quali i Muhallabidi, gli mwaryIdrisidi e gli mwarcAghlabidi, e i mwargRustumidi di origine mwarkpersiana. Nel corso del medioevo, le popolazioni del Maghreb e di mwaroal-Andalus erano conosciute dagli europei come "mwarsmori" o "mwarwsaraceni" e la regione veniva definita "mwar0Costa berbera". Dal Maghreb, partivano spedizioni che attaccarono e razziarono continuamente l'Europa meridionale.

Età moderna

La corsa barbaresca

Nel corso del medioevo, il Maghreb stabilì importanti relazioni culturali e politiche con mwascal-Andalus, la cui eredità culturale venne accolta dal Maghreb in seguito all'arrivo dei rifugiati mwasgmusulmani andalusi ed mwaskebrei sefarditi dopo la mwasomwassReconquista. I moriscos si stabilirono nelle principali città del Maghreb, in particolare a mwaswFès, mwas0Rabat, mwas4Salé, mwas8Tétouan, mwataAlgeri, mwateTlemcen, mwatiAnnaba e mwatmBlida. Le comunità moriscos dettero un importante contributo alla fondazione delle mwatqrepubbliche corsare e all'attività della mwatucorsa barbaresca.

A partire dal XVI secolo, il mwatcMaghreb centrale e l'mwatgIfriqiya entrarono nella sfera di influenza mwatkottomana, mentre il Marocco fu retto dalle dinastie arabe dei mwatoSa'diani prima e degli mwatsAlawidi poi.

Il colonialismo

Le potenze europee, in particolare gli mwat4spagnoli e i mwat8portoghesi, cominciarono a stabilire zone di influenza nelle coste maghrebine a partire dal XV secolo, in parallelo alle ultime fasi della mwauamwaueReconquista. A partire dal XIX secolo, furono i mwauifrancesi ad estendere il loro dominio alla regione, dapprima nel Maghreb centrale, dove venne stabilito il dipartimento dell'mwaumAlgeria francese, ed in seguito in Tunisia ed in Marocco, dove furono stabiliti protettorati che formarono l'mwauqAfrica Francese del Nord.

La decolonizzazione

Nell'ambito della mwaucdecolonizzazione, i protettorati in Marocco e in Tunisia furono aboliti nel 1956, mentre l'Algeria raggiunse l'indipendenza nel 1962, in seguito alla sanguinosa mwaugguerra d'Algeria. A partire dal 1989, i paesi del Maghreb hanno preso iniziative di avvicinamento politico ed economico, in particolare con la fondazione dell'mwaukUnione del Maghreb arabo.

Geografia

Geograficamente, il Maghreb è delimitato a nord dal mwav0Mar Mediterraneo, a ovest dall'mwav4Oceano Atlantico e a sud dal mwav8deserto del Sahara. A est il confine è più sfumato e dipende dalle definizioni, ma viene in genere considerato il mwawagolfo della Sirte, o grande Sirte, presso la città libica di mwaweAgedabia.

Il Maghreb si espande su una superficie di oltre sei milioni di chilometri quadrati con ampie disparità da un paese all'altro.cite-ref-jobert-12-1[12]

Da mwawgTobruk a mwawkTangeri, il Maghreb presenta un litorale che si estende per quasi 5000 chilometri lungo il mwawoMar Mediterraneo e per altri 700 lungo l'mwawsOceano Atlantico tra mwawwTangeri ed mwaw0Agadir. La costa presenta caratteristiche desertiche presso la foce del mwaw4fiume Senegal 1.500 chilometri più a sud.cite-ref-17[17]

Morfologia

La regione è attraversata diagonalmente dalle montagne dell'mwaxuAtlante per oltre 2000 chilometri e dai rilievi (anch'essi di origine terziaria) che ne costituiscono il naturale prolungamento. La cima principale è data dal mwaxymonte Toubkal (4167mwaxc m mwaxgs.l.m.).

Sull'interno si estendono, in rapida successione, numerosi altopiani che delineano una fascia particolarmente arida con la presenza di territori caratteristici della steppa desertica e priva di possibilità di sostentare una numerosa popolazione, eccetto che nelle peraltro numerose e confortevoli oasi.

Clima

Sul lato del mwax4Mediterraneo, il clima sufficientemente temperato favorisce l'agglomerarsi della popolazione; il terreno fertile ha contribuito in passato alla creazione di importanti e storiche città.

Società

Demografia

Il Maghreb conta oltre 100 milioni di abitanti. La popolazione è distribuita in modo molto disomogeneo. La più alte densità abitative si riscontrano nelle regioni pianeggianti a nord della mwayccatena montuosa dell'Atlante e sulla costa mediterranea ed atlantica. Le principali agglomerazioni urbane gravitano intorno a mwaygCasablanca, mwaykAlgeri, mwayoRabat, mwaysTunisi e mwaywOrano.

In trent'anni la popolazione maghrebina è raddoppiata. Tuttavia, la crescita demografica tende a rallentare a causa del graduale abbassamento del tasso di natalità, fenomeno spiegato dall'efficacia delle politiche di pianificazione familiare, di una maggiore istruzione tra le donne e di una generale modernizzazione dello stile di vita.

Negli ultimi due secoli vi è stato un forte esodo dalle zone rurali e montuose verso le città costiere dove i salari sono più alti e le condizioni di vita migliori.cite-ref-18[18] All'inizio del XXI secolo più della metà della popolazione del Maghreb vive in zone urbane. Forte è stata l'emigrazione verso l'Europa occidentale.

Etnie

Il Maghreb rappresenta una regione eterogenea e variegata dal punto di vista etno-linguistico.

La regione è stata abitata dai tempi più antichi da mwaz4popolazioni berbere, che costituiscono tuttora segmenti cospicui della popolazione, in particolare nelle zone montuose dell'mwaz8Algeria e del mwaaaMarocco. Significativi segmenti di popolazione la cui lingua tradizionale è di tipo berbero risiedono anche in mwaaeTunisia ed in mwaaiLibia. Nel mwaamdeserto del Sahara è poi diffusa l'etnia mwaaqtuareg, tradizionalmente nomade.

L'impronta culturale più forte è stata segnata dall'arrivo dell'mwaayIslam nel VII secolo, a cui corrispose una parziale mwaacarabizzazione dei principali centri urbani e di alcune delle zone pianeggianti. Ma la diffusione della mwaaglingua araba nelle zone rurali si verificò solo a partire dal mwaakbasso medioevo, in occasione dell'arrivo delle tribù dei mwaaoBanu Hilal.

Vari altri elementi influenzarono il mosaico culturale ed etnico della regione. In particolare si citano i flussi migratori dei mwaawmoriscos (definiti anche "andalusi") dalla vicina penisola iberica, alimentati dagli eventi seguenti la mwaa0mwaa4Reconquista. Le comunità moriscos, stabilendosi nelle principali città della costa maghrebina, finirono per costituire l'élite degli mwaa8stati barbareschi, stabilendo un ruolo fondamentale nella fondazione delle repubbliche corsare. L'immigrazione dei moriscos dette un contributo fondamentale al patrimonio culturale della regione, in particolare nell'ambito musicale, architettonico e culinario.cite-ref-19[19]cite-ref-20[20] Le famiglie discendenti dei moriscos conservano tuttora un'identità culturale separata dal resto della popolazione.cite-ref-21[21]cite-ref-22[22]

Le scorrerie mwacecorsare portarono mwaciflussi continui di schiavi europei nelle città costiere, che nel corso del tempi si mescolarono in buona parte con le popolazioni locali.cite-ref-23[23]

Storicamente, il Maghreb ha costituito la residenza di fiorenti comunità ebraiche, la cui presenza è antecedente all'arrivo dell'Islam del VII secolo. Queste comunità sono state poi rinvigorite dall'arrivo di mwackebrei sefarditi dalla vicina penisola iberica (arrivati insieme ai mwacomusulmani moriscos), a partire dal XV secolo, in concomitanza con l'mwacsinquisizione. La popolazione ebraica maghrebina, che intorno agli anni 1950 si aggirava oltre a mezzo milione di individui,cite-ref-bensimon-donath-24-0[24] ha testimoniato l'esodo di massa dalla regione in seguito alla decolonizzazione, in particolare verso mwadaIsraelecite-ref-cairn-info-25-0[25]cite-ref-mfa-gov-26-0[26]cite-ref-27[27] e mwad0Francia.cite-ref-bensimon-donath-24-1[24] I residui di questa comunità risiedono oggi maggiormente a mwaeiCasablanca, a mwaemTunisi, nell'isola di mwaeqGerba, a mwaeuCeuta e a mwaeyMelilla.

Altra significativa presenza è costituita da comunità di parziale origine mwaegturca (definite mwaekkouloughlis), eredità del mwaeoperiodo ottomano. Profondamente mescolatasi con le popolazioni locali, la comunità koulougli conserva in parte il mwaesrito hanafita a differenza della maggioranza mwaewmalikita.cite-ref-gibb1967-28-0[28]

Popolazioni di origine sub-sahariana raggiunsero il Maghreb nell'ambito della mwafitratta araba degli schiavi attraverso le mwafmvie commerciali trans-sahariane. Tra queste popolazioni si citano i mwafqharatin, diffusi nelle oasi in prossimità del mwafuSahara, e i mwafygnawa.

In mwafgAlgeria, una vasta comunità di origine europea, conosciuta come mwafkmwafopieds-noirs, immigrò nella regione, stabilendovisi in concomitanza con il periodo coloniale francese a partire dalla prima metà del XIX secolo. La comunità pieds-noirs, diffondendosi nelle grandi città dell'Algeria, si costituì come élite socio-economica. La maggioranza di questi emigrò in massa verso la mwafsFrancia in seguito all'indipendenza del paese nel 1962, stabilendosi in gran parte nelle regioni meridionali e in mwafwCorsica.cite-ref-cagiano-29-0[29] Vaste comunità europee vivevano anche nel mwageMarocco francese e mwagispagnolo (500.000 anime,cite-ref-cagiano-29-1[29] concentrati soprattutto a mwagcCasablanca) e nella mwaggTunisia francese (oltre 250.000 persone, delle quali buona parte mwagkdi origine italiana). La stragrande maggioranza di questi abbandonò la regione nel corso degli anni 1950 e 1960.cite-ref-cagiano-29-2[29] A mwag4Ceuta e mwag8Melilla la popolazione è per la maggior parte di mwahalingua spagnola e mwaheconfessione cattolica.

Lingue

La lingua diffusa maggiormente è quella mwah4araba maghrebina, parlata in varie forme, tra le quali si distinguono due categorie: da una parte i mwah8dialetti pre-hilalici, diffusi maggiormente in alcune zone montuose e nei centri storici delle principali città; dall'altra, i mwaiadialetti hilalici, formatisi in seguito all'immigrazione delle tribù beduine dei mwaieBanu Hilal (da cui l'origine della denominazione). Questi ultimi hanno costituito la base delle koinè formatesi nel corso del XX secolo e che costituiscono oggigiorno gli idiomi maggiormente utilizzati nella comunicazione orale e nei mass-media, nonché mwaiilingua franca. L'mwaimarabo classico e mwaiqstandard rivestono esclusivamente il ruolo di lingua scritta.cite-ref-ennaji162-30-0[30]

Sono poi diffuse le varianti del mwaioberbero, la cui area è costituita principalmente da zone montuose (in particolare i monti dell'mwaisAtlante e del mwaiwRif). Dopo decenni di lotte e di rivendicazioni,cite-ref-31[31] le prime forme standardizzate del berbero hanno ottenuto un riconoscimento come lingua ufficiale in mwajeMarocco e in mwajiAlgeria (rispettivamente nel 2011cite-ref-32[32] e nel 2016cite-ref-33[33]). Le principali varietà del berbero sono il mwajschleuh, il mwajwcabilo, il mwaj0rifiano, il mwaj4tamazigh del Marocco centrale e il mwaj8chaoui. Per la trascrizione del berbero vengono adoperati l'mwakaalfabeto latino, l'mwakealfabeto neo-tifinagh ed in misura minore quello mwakiarabo.

Significativa è la presenza della mwakqlingua francese, lascito del periodo coloniale e che tuttora è parlata come seconda lingua da una vasta fetta della popolazione maghrebina, in particolare delle classi più istruite. Pur non rivestendo al giorno d'oggi il ruolo di lingua ufficiale in nessuno dei paesi della regione, la lingua francese è stata prevalente negli ultimi due secoli nell'ambito commerciale, educativo, culturale e amministrativo. Nel corso del XX secolo, i governi maghrebini hanno promosso massicce campagne di mwakuarabizzazione nel campo della burocrazia e dell'istruzione, che portarono a marginalizzare il mwakyberbero, ma che non ebbero effetti sulla posizione privilegiata della mwakclingua francese. Oggi, la lingua francese è padroneggiata da circa il 33% dei marocchini,cite-ref-oif-34-0[34] dal 67% degli algerini e dal 63,6% dei tunisini.cite-ref-oif-34-1[34] Il mwalaMarocco, la mwaleTunisia e la mwaliMauritania sono membri dell'mwalmOrganizzazione internazionale della francofonia.

Sono poi diffuse lingue minoritarie, come lo mwaluhaketia, parlato storicamente dalle comunità mwalyebraiche sefardite principalmente a mwalcTétouan, mwalgTangeri e mwalkOrano, e lo mwalospagnolo (a mwalsCeuta e mwalwMelilla). A mwal0Tabelbala, in mwal4Algeria, è parlata la lingua korandje.

Si citano infine la mwamelingua romanza d'Africa, evolutasi dalla mwamilingua latina introdotta in seguito alle mwammguerre puniche ed estintasi tra il mwamqbasso medioevo e il XVIII secolo,cite-ref-prevost-35-0[35] e il mwamksabir, mwamopidgin parlato nei porti di tutto il mwamsMediterraneo fino al XIX secolo.

Religione

Nei tempi antichi, le mwaoqcredenze dei popoli berberi erano strutturate come culti dedicati alla fertilità, con un pantheon prettamente matriarcale.cite-ref-36[36]

La regione del Maghreb visse poi una graduale inclusione nel mondo classico, testimoniando una profonda colonizzazione delle zone costiere prima da parte dei mwaooFenici, poi dai mwaosGreci e successivamente da parte del mwaowmondo romano. Nel II secolo a.C., l'area divenne un centro del mwao0cristianesimo di mwao4lingua punica. La regione dette i natali a importantissime figure per la cristianità tra le quali si citano mwao8Tertulliano, i mwapamartiri scillitani, mwapePerpetua e Felicita, mwapiSan Cipriano di Cartagine, mwapmSanta Monica, suo figlio mwapqSant'Agostino d'Ippona, mwapuSanta Giulia di Corsica, mwapySant'Adriano di Canterbury, nonché tre papi (mwapcPapa Gelasio I, mwapgPapa Milziade e mwapkPapa Vittore I).

Il cristianesimo, che nei momenti di massimo splendore era diffuso in tutta la regione (nei concili africani si contavano centinaia di vescovi), cominciò rapidamente a decadere con la mwapsconquista araba, verso la fine del VII secolo. Ma numerose comunità cristiane continuarono ad esistere per diversi secoli, almeno fino alla fine del XIII secolo, sparse in tutto il Maghreb,cite-ref-prevost-35-1[35] in particolare in mwaqaTripolitania, a mwaqeGafsa, mwaqiTozeur, mwaqmKairouan, mwaqqMahdia, mwaquTunisi, mwaqyBugia, mwaqcQal'a dei Banu Hammad, mwaqgTiaret, mwaqkTlemcen, mwaqoCeuta e mwaqsFez. Ancora all'epoca di mwaqwGregorio VII esistevano due vescovi africani con cui il papa corrispondeva in latino.

In epoca moderna, il cristianesimo fu reintrodotto in epoca coloniale sia per opera dei missionari (in particolare si citano i mwaq4Padri Bianchi), che degli immigrati provenienti dalla vicina Europa, che formarono ai tempi delle presenza coloniale francese comunità molto vaste, che furono identificate con l'espressione mwaq8mwarapieds-noirs. Un certo numero di conversioni si sono registrate sia in epoca coloniale sia in tempi più recenticite-ref-37[37] e le comunità di cristiani in Maghreb sono oggi piuttosto numerose, anche se un clima poco tollerante le costringe ad una estrema discrezione.cite-ref-38[38] La maggior parte della popolazione di mwarkCeuta e di mwaroMelilla è di mwarsconfessione cattolica. I mwarwvescovi cattolici locali si riuniscono nella mwar0Conferenza episcopale regionale del Nordafrica. Nel 1972 venne fondata la Chiesa protestante d'Algeria.

La religione più diffusa oggigiorno è l'mwasaIslam sunnita praticato secondo il rito mwasemalikita. In alcune moschee dell'mwasiAlgeria e della mwasmTunisia è praticato il rito mwasqhanafita, lascito del periodo ottomano.cite-ref-gibb1967-28-1[28] In parte dell'isola di mwaskGerba, a mwasoZuara, nel mwassGebel Nefusa e nella valle dello mwaswMzab, l'Islam è praticato nella forma mwas0ibadita, residuo di una più vasta tradizione mwas4kharigita di epoca medievale.

L'mwataIslam nel Maghreb ha accolto vari elementi delle tradizioni locali pre-islamiche, espressi nella tradizione mwatemarabuttica e nel mwatiSufismo. La tradizionale venerazione dei marabutti e delle loro tombe si consolidò fin dai tempi più antichi in tutta l'Africa nord-occidentale. Queste pratiche furono condivise in buona parte anche dalle locali comunità ebraiche. Una rete di mwatmzawiya permise nei secoli scorsi una parziale alfabetizzazione, nonché la conoscenza della religione islamica nelle zone rurali ed in quelle più isolate, oltre a costituire importanti centri della vita sociale. Tra le principali mwatqconfraternite islamiche diffuse nella regione si citano la mwatuRahmaniya, la Tijaniyyah, la mwatcQadiriyya, la mwatgShadhiliyya e la mwatkNasiriyya.

Forte fino al XX secolo la presenza della religione ebraica, praticata in gran parte secondo il mwatwrito sefardita diffuso dai mwat0rifugiati sefarditi di mwat4Al-Andalus. L'isola di mwat8Gerba è sede della mwauaSinagoga El Ghriba, considerata una delle più antiche al mondo. Oggi, i residui di questa comunità, che nel secolo scorso contava oltre mezzo milione di individui,cite-ref-bensimon-donath-24-2[24] risiedono maggiormente a mwauuCasablanca, a mwauyTunisi e nell'isola di mwaucGerba, nonché a mwaugCeuta e a mwaukMelilla.

Emigrazione

I primi flussi migratori, in epoca medievale, avevano come destinazione principalmente il mwavmMedio Oriente, in particolare l'mwavqEgittocite-ref-39[39] e la mwavkTerra santa, e interessavano perlopiù pellegrini che poi si stabilivano definitivamente al loro arrivo. Pellegrini musulmani dal Maghreb stabilirono a mwavoGerusalemme, a partire dal mwavsbasso medioevo, il mwavwquartiere marocchino,cite-ref-40[40] la cui comunità, sia musulmana che ebraica, mantenne intatte l'identità e le tradizioni culturali della terra d'origine fino ad almeno il XIX secolo.cite-ref-41[41] Gran parte della mwawucomunità ebraica palestinese e mwawylibanese, fino alla seconda metà del XIX secolo, aveva origini maghrebine, eredità espressa nelle peculiarità dei suoi dialetti arabi, che presentavano profonde influenze mwawcmaghrebine.cite-ref-42[42]

Cospicui flussi migratori avvenivano tra la fine del XVIII e il XIX secolo in direzione delle mwaw0Americhe e vedevano protagonisti perlopiù gruppi di mwaw4ebrei marocchini.cite-ref-43[43]

Le prime emigrazioni di massa avvennero però solamente a partire dal periodo della colonizzazione francese. I primi immigrati maghrebini in mwaxkFrancia provenivano soprattutto dall'allora mwaxoAlgeria francese e lavoravano nelle industrie e nelle miniere, stabilendosi soprattutto a mwaxsParigi, a mwaxwMarsiglia e nel mwax0Passo di Calais.cite-ref-cagiano-29-3[29] Nel 1912 risiedevano in Francia circa 5.000 algerini, la maggior parte dei quali originari della mwayiCabilia.cite-ref-cagiano-29-4[29]cite-ref-44[44] In occasione della mwaysprima guerra mondiale e nel successivo dopoguerra, l'urgente bisogno di manodopera portò le autorità francesi ad invitare più immigrati dalla regione. Nel 1924, vivevano in Francia 100.000 algerini, 10.000 marocchini e altrettanti tunisini. Nel 1926, fu inaugurata la mwaywGrande Moschea di Parigi, che nel corso della mway0seconda guerra mondiale si rese protagonista del salvataggio di centinaia di famiglie ebraiche.cite-ref-45[45] La mwaziGrande depressione generò successivamente vaste condizioni di disoccupazione che portò molti immigrati maghrebini a tornare nelle terre d'origine, tanto che allo scoppio della mwazmseconda guerra mondiale, la loro presenza si era ridotta a 50.000 unità.cite-ref-cagiano-29-5[29]

La ricostruzione francese nel secondo dopoguerra portò al rinnovo dell'immigrazione dal Maghreb, anche se negli anni 1950, le tensioni politiche nelle terre d'origine portarono a controlli più stringenti da parte delle autorità francesi. Nel 1956, la Francia ospitava circa 250.000 maghrebini, il 90% dei quali originari dell'Algeria.cite-ref-cagiano-29-6[29]

Gli anni 1960 testimoniarono un incremento dell'emigrazione. La mwa0mguerra d'Algeria e la successiva indipendenza, portarono al drastico esodo verso la Francia delle comunità mwa0qpieds-noirs, della pluri-millenaria mwa0ucomunità ebraica algerina, nonché di decine di migliaia di mwa0yharkis.cite-ref-46[46] Tra gli anni 1940 e 1960, si consumò l'esodo, incoraggiato e organizzato dall'mwa0sAgenzia ebraica e dal mwa0wMossad, di centinaia di migliaia di mwa00ebrei marocchini alla volta di mwa04Israele.cite-ref-47[47] Negli stessi anni emigrarono in massa gli mwa1mebrei tunisini e quelli mwa1qlibici.

L'espansione industriale europea nel secondo dopoguerra accelerò l'emigrazione dalla regione. Se nel 1959 emigrarono dal Marocco 3.000 lavoratori, quasi tutti verso la Francia, nel 1962 il numero si alzò a 14.000, un quarto dei quali verso la mwa1yGermania. Sempre nello stesso periodo tra i paesi europei e quelli del Maghreb furono siglati accordi bilaterali che permettessero la selezione degli immigrati. Accordi di questo tipo furono stabiliti dalla Francia con la mwa1cTunisia e con il Marocco nel 1963 e con l'Algeria nel 1964. A mwa1gCasablanca e a mwa1kTunisi furono aperti uffici dell'Office national de l'immigration.cite-ref-cagiano-29-7[29]

Tra il 1962 e il 1974 emigrarono dal Marocco 300.000 lavoratori che si stabilirono in tutta mwa2qEuropa, in particolare in Francia, Germania, mwa2uPaesi Bassi e mwa2yBelgio. Nello stesso periodo emigrarono verso l'Europa 150.000 lavoratori tunisini. Nel 1974, si stimava che la presenza maghrebina in Europa superasse il milione e mezzo di unitàcite-ref-cagiano-29-8[29] (escludendo i pieds-noirs).

In seguito alla mwa2wcrisi energetica del 1973, i paesi europei cominciarono a introdurre misure più stringenti per controllare l'immigrazione, la quale si ridusse drasticamente e cominciò ad interessare principalmente dinamiche di riunificazione familiare e lavoratori stagionali assunti tramite contratto. Si ebbe così un incremento del fenomeno dell'immigrazione clandestina, tanto che tra il 1987 e il 1988 si contavano nei paesi dell'Europa mediterranea circa 536.000 clandestini di origine maghrebina.cite-ref-cagiano-29-9[29] L'immigrazione negli anni 1970 e 1980 era composta in gran parte, a differenza delle precedenti migrazioni, di giovani scolarizzati provenienti dalle zone urbane.cite-ref-cagiano-29-10[29]

La natura dell'emigrazione di massa verso la Francia portò a forti situazioni di disagio sociale nelle comunità immigrate che si stabilirono nelle mwa3ybanlieues, che portarono alla Marcia dei Beurs nel 1983 e a mwa3gpesanti rivolte nel 2005. Da un punto di vista culturale, i giovani maghrebini cresciuti in Francia hanno sviluppato un'identità mwa3kmwa3obeur, la quale ha trovato espressione nella musica, nella letteratura e nel cinema.

Oggigiorno, le comunità maghrebine espatriate più nutrite da un punto di vista numerico sono situate in Europa occidentale (alcune stime parlano di oltre sei milioni di personecite-ref-48[48]cite-ref-49[49]), distribuite in particolar modo tra mwa4qFrancia, mwa4uSpagna, mwa4yPaesi Bassi, mwa4cBelgio, mwa4gItalia e mwa4kGermania. Forti comunità si sono stabilite in mwa4oCanada, dove a mwa4sMontréal molti membri della comunità sono concentrati nel mwa4wPetit Maghreb, e in mwa40Israele, dove gli israeliani di origini maghrebine contano circa un milione di persone.cite-ref-cairn-info-25-1[25]cite-ref-mfa-gov-26-1[26]

Cultura

Architettura

L'architettura della regione si è sviluppata dalla commistione di culture diverse.

Sotto gli antichi regni berberi della mwa6cNumidia e della mwa6gMauretania, la regione testimoniò un aumento dello sviluppo urbano. L'urbanizzazione è associata in particolare ai regni di mwa6kMassinissa e di mwa6oGiuba II.cite-ref-50[50] Gli antichi monumenti funebri di questo periodo combinano una serie di diversi stili architettonici introdotti dai mwa68Cartaginesi, facenti spesso riferimento a motivi ellenistici e punici.cite-ref-51[51]

Annessa al mwa7umondo romano, la regione ha testimoniato e conservato le vestigia di questo periodo: templi (come a mwa7yDougga), teatri (come a mwa7cTimgad), anfiteatri (come a mwa7gThysdrus), archi trionfali (come a mwa7kVolubilis), terme (come a mwa7oCartagine) e mosaici (mwa7sMuseo nazionale del Bardo).

La mwa70civiltà islamica contribuì al rinnovo dei paesaggi urbani che videro l'affermarsi di mwa74moschee, mwa78suq, mwa8ahammam, mwa8emedine e mwa8icasba e la fondazione di nuove città (come mwa8mKairouan nel 670, mwa8qFès nell'809 e mwa8uOrano).

Nella mwa8cSpagna islamica si sviluppò l'mwa8garte ispano-moresca che influenzò profondamente le strutture urbane nelle città del Maghreb.

Una delle più importanti manifestazioni dell'architettura maghrebina è quella religiosa, espressa in particolare nella mwa8omoschea, costituita da elementi comuni, tra i quali il mwa8smwa8wsahn (il cortile con la vasca per le abluzioni), il mwa80mwa84riwaq (il portico), la mwa88mwa9amuṣallā (la sala dedicata alla preghiera), il mwa9emwa9imiḥrāb (la nicchia posta nella parete a indicare la direzione della mwa9mMecca), il mwa9qmwa9uminbar (il pulpito, presente nella moschea principale, da dove l'mwa9yimam pronuncia il sermone) e il mwa9cminareto (la torre, utilizzata dal mwa9gmuezzin per chiamare a raccolta i fedeli, spesso a base quadrata oppure ottagonale nelle moschee di tradizione ottomana). Un altro edificio oggetto dell'architettura religiosa è la mwa9kmadrasa, costruita spesso nei pressi di una mwa9omoschea e in cui si insegna mwa9steologia.

Oltre all'architettura religiosa occorre citare quella urbana con il mwa-msuq, la cui struttura prevede un intreccio di vie coperte per permettere di mantenere il clima al suo interno fresco e aerato. Il riferimento del mwa-qsuq è la mwa-umoschea, intorno alla quale si sviluppano i vari negozi. Altro importante elemento dell'architettura urbana, particolarmente di quella marocchina, è il mwa-ymwa-criad, particolare costruzione con pianta non circolare e giardino o cortile interno a cielo aperto, nel quale trovano spazio fontane e fonti. Le decorazioni solitamente sono impreziosite con mattonelle (lo mwa-gzellige) e stucchi (mwa-kmuqarnas).

L'mwa-sarchitettura berbera si esprime nella mwa-wcasba e nello mwa-0ksar, tradizionale villaggio fortificato composto generalmente da mwa-4granai e abitazioni, arroccato su colline vicino a corsi d'acqua al fine di poter meglio garantire protezione da attacchi da parte di tribù nomadi. Alla base dello ksar c'è la mwa-8mwa-aghorfa, la cui funzione è immagazzinare le derrate alimentari in previsione dei periodi di mwa-esiccità, e in questo assimilabile ai granai fortificati che si riscontrano in altre regioni del Maghreb, come lmwa-i'mwa-magadir diffuso nel Marocco meridionale o la mwa-qguelaa nell'mwa-uAurès.

Le abitazioni nell'mwa-cAurès sono costituite con mattoni di fango e presentano un tetto piatto e fondamenta in pietra. I piani terra comprendono una stanza centrale che costituisce la base del focolare domestico. Queste abitazioni sono talvolta realizzate di fianco ad altre case o a delle rocce, al fine di migliorare l'efficienza della costruzione e ridurre i costi dei materiali.

In mwa-kCabilia, le abitazioni sono costruite in pietra e hanno tetti inclinati e piastrellati; sono costituite in sezioni; man mano che la famiglia si espandeva, venivano aggiunte ulteriori sezioni.cite-ref-52[52]

Tipiche sono le caratteristiche abitazioni troglodite scavate nel terreno, all'interno di colline e formate da un cortile a cielo aperto, profondo vari metri e nel quale si accede attraverso una galleria dal fianco della collina. Questo tipo di architettura è diffuso negli altopiani della mwa-8Tunisia meridionale, in particolare a mwbaaMatmata, e nel mwbaeGebel Nefusa.cite-ref-53[53]

A partire dal XIX secolo, si stabilì progressivamente nella regione la presenza coloniale francese. L'architettura coloniale fu caratterizzata dalla ristrutturazione delle città attraverso strutture di mwba4ingegneria militare. Motivata dalla percezione di supremazia militare e culturale sui soggetti coloniali, l'amministrazione francese cercò di trasformare radicalmente le strutture urbane preesistenti per consentire una migliore logistica dell'occupazione militare e rispecchiare culturalmente la madrepatria.cite-ref-54[54]

La maggior parte dei pianificatori e degli architetti urbani coloniali francesi si è vista affidare il compito di rimodellare le città per rispecchiare la regolarità, la simmetria e le strutture pubbliche caratteristiche della madrepatria francese; i governi coloniali progettarono nuovi sviluppi con linee e angoli retti e stabilirono numerose strutture pubbliche tra le quali ospedali e uffici postali.cite-ref-55[55] Gli edifici realizzati dall'amministrazione francese facevano inizialmente riferimento in gran parte a stili europei affermati tra i quali l'mwbbgarchitettura neobarocca e l'mwbbkarchitettura neobizantina per poi adottare successivamente stili innovativi come l'Arabisance e il mwbbsModernismo.

Nel mwbb0Marocco francese, il governatore mwbb4Hubert Lyautey affidò all'architetto e urbanista mwbb8Henri Prost il compito di supervisionare lo sviluppo urbano e dedicò molti provvedimenti legislativi a proteggere i centri storici dalle grandi città.cite-ref-56[56]

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Letteratura

La maggior parte della cultura della regione, prima della sua inclusione nel mondo classico si trasmetteva in via orale. Sono state tuttavia rinvenute numerose iscrizioni: sono circa 1140 quelle pubblicate nelle raccolte di Jean-Baptiste Chabot e di mwbi8Lionel Galand. Quella più lunga e conosciuta è un'iscrizione bilingue numidico-punica che mwbjaMicipsa, mwbjere di Numidia, fece incidere sul mausoleo dedicato al padre mwbjiMassinissa eretto a mwbjmDougga nel 138 a.C. L'importanza dell'iscrizione è considerevole dal punto di vista storico e giuridico, in quanto permette di conoscere i principali titoli e funzioni municipali delle città numidiche di quel tempo.

La rilevanza del mwbjupunico, come lingua letteraria e di cultura, era, infatti, molto significativa all'epoca di mwbjyAgostino d'Ippona che lo conosceva ed ogni tanto citava, nelle sue opere, parole o espressioni in questo idioma.

In seguito alla colonizzazione romana, molti autori nordafricani contribuirono con i loro scritti alla mwbjgletteratura latina. Tra costoro si possono ricordare mwbjkTerenzio, mwbjoAnneo Cornuto, mwbjsFloro, mwbjwFrontone, mwbj0Apuleio, mwbj4Marco Minucio Felice, mwbj8Terenziano Mauro, mwbkaTertulliano, mwbkeSan Cipriano, mwbkiArnobio, mwbkmAurelio Vittore, mwbkqLattanzio, mwbkuAgostino d'Ippona, mwbkyFulgenzio e mwbkcMarziano Capella. Particolarmente notevole è il testo della fiaba di mwbkgmwbkkAmore e Psiche, narrata da mwbkoApuleio all'interno del romanzo mwbksmwbkwL'asino d'oro.

Nel corso del Medioevo, vivace fu il contributo che molti scrittori dettero alla mwbk4letteratura araba. Tra questi Ahmad al-Buni e Ibn Manzur e mwbleIbn Khaldun, che realizzò la mwblimwblmMuqaddima. Data la vicinanza culturale e sociale di mwblqal-Andalus, anche i contributi in ambito intellettuale originari di quest'ultima regione vengono considerati parte integrante della cultura del Maghreb. Una vasta categoria di intellettuali di al-Andalus si stabilì nel corso del medioevo nel Maghreb; tra questi mwbluMuhammad al-Muʿtamid, mwblyMaimonide, mwblcIbn al-Khatib, mwblgLeone l'Africano, mwblkAverroè e mwbloIbn Zamrak.

mwblwFatima al-Fihriyya fondò a mwbl0Fès nell'mwbl4859 l'mwbl8Università al-Qarawiyyin. In particolare dall'inizio del XII secolo, l'mwbmaUniversità al-Qarawiyyin ha rivestito un ruolo importante nello sviluppo culturale della regione, accogliendo studiosi provenienti da tutto il mwbmebacino del Mediterraneo, tra i quali mwbmiIbn Khaldun, mwbmmIbn al-Khatib, Al-Bannani, mwbmuNur al-Din al-Bitruji, Ali ibn Hirzihim, mwbmcLeone l'Africano, mwbmgMaimonide e mwbmkPapa Silvestro II.cite-ref-57[57]cite-ref-58[58] Gli mwbniAlmohadi fondarono a mwbnmMarrakech la mwbnqMoschea della Kutubiyya, famosa per la sua raccolta di libri e manoscritti, mentre il sultano mwbnumerinide mwbnyAbu Inan Faris stimolò la letteratura, fondando la mwbncMadrasa di Bou Inania. Su suo invito, mwbngIbn Battuta tornò a stabilirsi a mwbnkFès, dove ebbe modo di realizzare un resoconto del suo viaggio, assistito da mwbnoIbn Juzayy.

Il consolidamento di una rete di mwbnwzawiya permise una parziale alfabetizzazione nelle zone rurali, oltre ad esprimere la vivacità culturale sviluppatasi in seno al mwbn0Sufismo.

La mwbn8letteratura berbera di epoca medievale si esprimeva principalmente nella poesia. In mwboaCabilia le poesie erano composte come mwboemwboiisefra e descrivevano aspetti sia della vita religiosa che di quella laica. Le poesie religiose includevano devozioni, storie profetiche e poesie in onore dei santi. La poesia laica riguardava celebrazioni come nascite e matrimoni, nonché resoconti di guerrieri eroici. Queste poesie venivano spesso raccontate e tramandate da poeti itineranti chiamati mwbomImaddahen.cite-ref-59[59] Le opere più note in mwbogletteratura berbera scritta furono realizzate da mwbokMuhammad Awzal.

L'emergere della mwbpaletteratura maghrebina francofona risale al periodo coloniale. Lo scrittore e drammaturgo mwbpeKateb Yacine coniò l'espressione mwbpibottino di guerra per descrivere il ruolo che la mwbpmlingua francese ha avuto nello sviluppo culturale della regione.

La letteratura all'inizio del XX secolo è contrassegnata da una tendenza all'esotismo, al pittoresco e ad una presentazione piuttosto benevola dell'assimilazione culturale. Tuttavia, se l'aspetto folcloristico di questa letteratura non attacca direttamente la narrativa coloniale, a volte manifesta una lacerazione dell'identità.

L'ascesa dei movimenti indipendentisti fu accompagnata dall'interrogazione sulla natura del colonialismo. La vena anticolonialista si affermò alla fine della mwbpyseconda guerra mondiale e negli anni 1950, nel Maghreb così come nell'mwbpcAfrica sub-sahariana.cite-ref-60[60] La mwbpwguerra d'Algeria ha incoraggiato in particolare molti intellettuali a prendere parte attiva al conflitto. Djamel Amrani porta una testimonianza della tortura nel 1960 in una storia autobiografica. Henri Kréa usa la figura di mwbp8Giugurta per rappresentare la figura del combattente della resistenza nel testo teatrale mwbqaLe séisme. Il romanzo mwbqemwbqiNedjma di mwbqmKateb Yacine è uno dei più significativi del periodo coloniale, sia per le sue caratteristiche stilistiche che per il suo significato storico.

Il ruolo critico della letteratura maghrebina francofona si estende ad altre realtà sociali, come il peso della tutela paterna denunciata da mwbquDriss Chraïbi, la sopravvivenza di superstizioni e costumi ritenuti arcaici da mwbqyMouloud Mammeri e le disuguaglianze sociali descritte da mwbqcMohammed Dib.

In seguito alla decolonizzazione, la letteratura maghrebina si allarga alla critica dei regimi formatisi nella regione. Molti scrittori coltivano un'inclinazione alla trasgressione o ad affermazioni distaccate dal contesto coloniale. L'algerino Nabile Farès e il marocchino Mohammed Khaïr-Eddine mostrano rispettivamente l'importanza della cultura berbera e l'ipocrisia della monarchia, contrariamente alla visione unificante della società promossa dai discorsi nazionalisti.

Gli anni 1990 hanno visto la nascita del fondamentalismo islamico. La mwbqwguerra civile in Algeria incita molti scrittori algerini, come Tahar Djaout o Rachid Mimouni, a rinnovare le loro preoccupazioni, mentre emergono nuove figure che denunciano l'intolleranza e il fanatismo, come mwbq0Yasmina Khadra e mwbq4Malika Mokeddem.

La letteratura francofona dette un impulso anche allo formazione letteraria di molte donne. Le prime scrittrici scrissero già prima della seconda guerra mondiale, come la mwbruitalo-marocchina mwbryElisa Chimenti, o Djamila Debèche, creatrice del primo quotidiano femminista algerino. A partire dagli anni 1990, l'immagine della donna tende a concentrarsi meno sull'oppressione patriarcale per mettere in discussione il desiderio e l'identità di genere. Se mwbrcTaos Amrouche, mwbrgAssia Djebar e mwbrkFatima Mernissi sono tra le pioniere della letteratura femminile francofona del Maghreb, altre hanno descritto le sofferenze, le aspirazioni e i sogni delle donne attraverso personaggi - femminili e maschili - divisi tra l'emergere dell'individuo come entità libera di scegliere e il peso di una società che tende a dissolvere l'individualità, al punto di cancellarla.

Il periodo successivo alla colonizzazione porta ad una parziale rinascita della mwbrsletteratura araba nella regione, che affianca quella francofona. mwbrwAhlam Mosteghanemi è stata la prima scrittrice algerina contemporanea ad utilizzare la mwbr0lingua araba nelle sue opere dopo il periodo coloniale francese. Ampio fu il contributo del poeta tunisino mwbr4Abu l-Qasim al-Shabbi.

mwbsaMarrakech ospita dal 2005 la biennale mwbseArts in Marrakech.

Musica

La musica classica trova espressione primariamente nella mwbs8musica arabo-andalusa (chiamata così per via del suo sviluppo attorno all'anno mwbta1000 nella mwbteSpagna islamica e diffusa poi dai rifugiati mwbtimoriscos e mwbtmsefarditi), le cui composizioni, in buona parte, sono organizzate in cinque movimenti dal diverso metro. Nella sua composizione, l'orchestra presenta strumenti a corda come il mwbtqrebab, l'mwbtuoud, il mwbtyqanun, il mwbtcviolino e vari strumenti a percussione, tra i quali la mwbtgdarabouka. Tra le forme più diffuse di musica arabo-andalusa si citano il mwbtkgharnati, il mwbtoma'luf, il al-âla e il nūbah.

In Marocco si è affermato il mwbt4mwbt8malhun, forma di poesia melodica. Tra i cantanti che si sono distinti in questi generi musicali nel corso del XX secolo spiccano mwbuaZohra Al Fassiya e mwbueSalim Halali.

Dalla commistione tra la musica urbana e quella rurale si sono sviluppati le numerose varianti del mwbumchaabi e il mwbuqraï, quest'ultimo nato a mwbuuOrano agli inizi del XX secolo e la cui popolarità è proseguita negli anni successivi, in concomitanza con il trasferimento di molti artisti in mwbuyFrancia.

Altri generi musicali diffusi nella regione sono la mwbugmusica gnawa, peculiare sonorità tradizionale della comunità mwbukgnawa, e un vasto repertorio di musiche e danze tradizionali delle zone berbere, come la mwbuoreggada, l'ahwach e l'mwbuwahidous e varie altre espressioni di mwbu0musica berbera.

Negli ultimi decenni, forme popolari di musica occidentale stanno diventando sempre più popolari nel Maghreb, tra queste il mwbu8fusion, il mwbvarock, il mwbvecountry, il mwbvimetal e, in particolare, l'mwbvmhip hop.

Gastronomia

In ambito gastronomico,cite-ref-61[61] gli alimenti base più comuni sono la mwbwqfarina,cite-ref-62[62] il pesce, mwbwkcarni ovine e mwbwobovine, mwbwsdatteri, mwbwwmandorle, mwbw0olive e vari tipi di mwbw4verdure, mwbw8legumi e mwbxafrutta. Tra le spezie più usate si citano il mwbxecumino, lo mwbxizenzero, la mwbxmpaprika, la mwbxqcannella, lo mwbxuzafferano, la mwbxymenta piperita, il mwbxcprezzemolo e il mwbxgcoriandolo. Tra le miscele di spezie si citano il mwbxkras el hanout, il mwbxobaharat e la mwbxsharissa.

Il piatto più caratteristico del Maghreb è il mwbx0cuscus, alimento costituito da mwbx4semola di mwbx8frumento o d'mwbyaorzo cotta a vapore e guarnita con carni in umido e verdure e qualche volta anche con pesce in umido.

Altro comune denominatore della cultura gastronomica maghrebina è il mwbyitajine, la cui preparazione varia di regione in regione.

Il mwbyqtè alla menta è la bevanda più diffusa, sia nelle zone rurali che in quelle urbane.

Le bevande alcoliche sono poco diffuse data la forte presenza della religione islamica nella società; tra quelle tradizionali si citano il mwbyyMahia, il mwbycBoukha e i vini Sidi Brahim.

Abbigliamento

Riguardo all'abbigliamento maschile, l'elemento più caratteristico di tutto il Maghreb, in particolare nelle regioni rurali che si affacciano sul Mediterraneo o sull'Atlantico, è il mwbzaburnus, un ampio mantello di lana con cappuccio. Sono poi diffusi la mwbzedjellaba e il mwbzikaftan. Le calzature più diffuse tradizionalmente sono le balgha e tra i copricapi si citano il mwbzqfez e la mwbzushashia.

A partire dal XX secolo, parallelamente al mwbzcMedio Oriente, si afferma, dapprima tra le élite urbane, la moda occidentale.

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Tradizioni e folclore

Il ritmo della vita durante tutto l'anno è dettato anche dalle celebrazioni religiose, in particolare da quelle islamiche come il mwbdgRamadan, il mwbdkId al-adha, il mwbdoMawlid, mwbdsAshura e il capodanno islamico. Durante queste celebrazioni, la maggior parte delle quali sono giorni festivi, le famiglie si concentrano sulla preghiera e sul trascorrere del tempo con i parenti.

Il mwbd4Bujlud è un carnevale tradizionale celebrato in alcune regioni in occasione dell'mwbd8Id al-adha.

Tipica festività della comunità ebraica maghrebina è la mwbeiMimouna, celebrata il giorno seguente mwbemPesach.cite-ref-63[63] Il consumo di mwbegMahia è tradizionalmente associato alla festività del mwbekPurim.cite-ref-64[64]

Il mwbe8calendario berbero e lo mwbfaYennayer, il relativo Capodanno celebrato tra il 12 e il 14 gennaio, sono stati riscoperti in seguito al mwbferisveglio identitario che ha interessato le mwbfiregioni berbere nei decenni seguenti la decolonizzazione.

Tipica della regione è la mwbfqfantasia, tradizionale esibizione equestre eseguita in occasione di eventi culturali e durante i matrimoni.cite-ref-65[65]

I tatuaggi costituivano in passato una tradizione popolare tra le donne del Maghreb, in particolare nelle regioni rurali.cite-ref-66[66]

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Economia

Economia del mare

Le comunità della costa vivono prevalentemente di pesca di sussistenza, tramandata di padre in figlio. Se fino agli anni 1980 era sufficiente allontanarsi a pochi metri dalla riva per procurarsi il cibo necessario a sopravvivere, dagli anni 2000 la scarsità del pescato è divenuta causa di povertà diffusa e di migrazione di massa. La tecnica di pesca tradizionale, nota col nome arabo di mwbl0charfiacite-ref-67[67], aveva luogo a una profondità di 4-5 metri, tale da non recare danno ai fondali e da rispettare la rotazione dei tempi di riposo, permettendo alle specie marine di riprodursi e conservare la propria numerositàcite-ref-68[68]cite-ref-69[69]. La scarsità del pescato è dovuta alla grande raccolta dei natanti spagnoli, italiani, francesi ed egiziani che sarebbero tenuti ad operare ad una profondità di 50 metri, ma lanciano le proprie reti in mwbmoacque internazionali ad un'altezza dieci volte minore, decimando gli esemplari di cui vivevano le comunità costiere.
Alcune di queste hanno dato vita a degli mwbmwstabulatori per allevare mwbm0spigole, mwbm4mormore e mwbm8corvine all'interno di "reti a gabbia" calate in mare e destinate al consumo locale.cite-ref-70[70] Si tratta di una versione moderna della mwbnqcharfia con reti in strutture fisse, che possono restare calate in mare fino a tre anni consecutivi.cite-ref-71[71]

Ambiente

Note

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Pubblicazioni

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Voci correlate

• mwcr8Mashriq
• mwcseNordafrica
• mwcsmTamazgha
• mwcsuMENA
• mwcskMedio Oriente
• mwcssMondo arabo

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Collegamenti esterni

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• citerefbritannica-com(EN) Gregory Lewis McNamee, Maghreb, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.